Caritas in veritate
Per il bene e lo sviluppo di tutti gli uomini
In un tempo in cui l’interesse personale caratterizza la maggior parte dei rapporti, fa impressione leggere che il primo capitale da salvaguardare è la persona nella sua integrità
Caritas in veritate è un’enciclica carica di realismo e nello stesso tempo di speranza.
Si sapeva che il testo avrebbe toccato temi economici e finanziari, soprattutto in un momento di crisi come quello attuale, contrassegnato da un’implosione del sistema finanziario e da un forte arretramento dell’economia reale in tutto il mondo. Da studente di economia attendevo con trepidazione di sapere cosa il Papa avesse da dire sull’economia e sul rapporto esistente tra la Caritas in veritate e le altre importanti encicliche che costituiscono il corpus della Dottrina sociale della Chiesa (forte è il richiamo e collegamento ideale alla Populorum Progressio di Paolo VI).
Fin dalla sua introduzione, l’enciclica sottolinea come «la carità sia la via maestra della dottrina sociale», una carità che risplende solamente nella Verità. La carità, dice il Papa, deve caratterizzare tutti i rapporti sociali ed economici, da quelli inter-personali a quelli istituzionali. Fa impressione leggere queste affermazioni in un tempo nel quale ciò che contraddistingue la maggior parte dei rapporti è l’interesse personale e “l’altro” (inteso sia come persona che come istituzione) è visto solo come qualcuno che non può che toglierti qualcosa.
Nel leggere questo passo dell’enciclica mi sono venute alla mente le relazioni con i miei genitori e con i miei amici e in particolare la situazione giovanile di oggi. Vivo le mie giornate cercando di essere solidale e aperto con tutti? I giovani, spesso rinchiusi in loro stessi, devono riscoprire l’importanza della carità e della solidarietà e di queste far traboccare le loro vite. La Chiesa non si stanca di riproporre con forza il collegamento fra etica della vita ed etica sociale. Ogni azione personale, qualsiasi essa sia, ha una ricaduta nell’ambito sociale. La persona non può essere considerata come un soggetto a se stante, ma in relazione e pienamente realizzato nel rapporto con gli altri.
Un pensiero, poi, non è potuto non andare alle persone più bisognose e agli immigrati. Lo stesso Benedetto XVI dice al n. 62: «Ogni migrante è una persona umana che, in quanto tale, possiede diritti fondamentali inalienabili che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione». Siamo davvero convinti di pensarla così, anche fra noi cristiani e nelle nostre comunità? Il Papa ci invita a vivere di carità anche nei confronti degli stranieri e del diverso.
Riguardo ai temi più prettamente economici il Papa non dà soluzioni tecniche (non è il suo compito), ma in linea con l’insegnamento della dottrina sociale indica i fondamenti valoriali che devono guidare il mercato e l’economia. Innanzitutto, analizza la situazione degli ultimi trent’anni, descrivendo i maggiori cambiamenti avvenuti: il più importante è stato sicuramente la globalizzazione, «che ha stimolato da parte dei Paesi ricchi la ricerca di aree dove delocalizzare la produzione di basso costo al fine di ridurre i prezzi di molti beni, accrescere il potere di acquisto e accelerare il tasso di sviluppo centrato su maggiori consumi per il proprio mercato interno» (n.25). Questo ha fatto sì che al centro di tutto venissero posti il guadagno e la crescita economica, a discapito delle persone più povere e delle loro esistenze. La crescita economica fine a se stessa non è sinonimo di sviluppo; il primo capitale che va salvaguardato, afferma Benedetto XVI sempre al n. 25, è l’uomo, la persona nella sua integrità. Da qui Ratzinger ribadisce che «senza forme interne di solidarietà e di fiducia reciproca, il mercato non può pienamente espletare la propria funzione economica» (n. 35) e, ancora, «l’attività economica non può risolvere tutti i problemi sociali mediante la semplice estensione della logica mercantile» (n. 36). Anche l’economia deve essere indirizzata al perseguimento del bene comune, al bene dell’uomo. Il Papa inserisce nel suo discorso sul rifondamento dell’economia il principio di gratuità e la logica del dono come espressione della fraternità. In tutti questi anni, al contrario, l’economia è stata mossa e governata da logiche diametralmente opposte! Sull’uomo e sulla sua dignità hanno prevalso logiche di mero profitto e di efficienza. Spesso vorrei che in università i miei professori ricordassero che l’economia ha al centro e come obiettivo lo sviluppo dell’uomo e non la massimizzazione del profitto e l’efficienza. L’efficienza, inoltre, non sempre implica l’equità, anzi! Regole chiare e sempliciIl Pontefice non fa che richiamarci al fatto che tutte le decisioni, anche quelle economiche, hanno una ricaduta morale e sociale. E’ importante che vi siano imprese all’interno del sistema economico che «perseguano fini sociali e mutualistici», così da civilizzare l’economia. Viene rimarcato il fondamentale apporto allo sviluppo degli enti e delle imprese non profit e nello stesso tempo l’importanza della responsabilità sociale del consumatore, che con le sue decisioni può determinare le scelte delle imprese (n. 66).
L’enciclica, secondo alcuni commentatori, sembrerebbe anti-capitalistica. C’è sicuramente una critica severa al capitalismo così come è andato affermandosi negli ultimi vent’anni, ma ciò che il Papa denuncia con maggiore forza è l’abbandono di un ancoraggio etico. Anche il profitto deve necessariamente avere una funzione collettiva e non privatistica.
Il mondo odierno ha teorizzato la netta separazione fra l’economia e il sociale, fra l’economia e l’etica. L’attuale crisi è figlia di questa concezione tecnicista dei rapporti economici. Ratzinger afferma al n. 45: «L’economia ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento; non di un’etica qualsiasi, bensì di un’etica amica della persona».
Speravo proprio che il Papa dicesse queste cose e con vigore indicasse la buona strada per umanizzare il sistema produttivo, diventato oggi sempre più centrale e importante nella vita degli stati. Un’umanizzazione che può essere perseguita instaurando regole chiare e semplici. C’è, inoltre, da parte del Papa la ragionevole convinzione che «l’adesione ai valori del Cristianesimo è elemento non solo utile, ma indispensabile per la costruzione di una buona società e di un vero sviluppo umano integrale».
Nella conclusione si dice che «lo sviluppo ha bisogno di cristiani con le braccia alzate verso Dio nel gesto della preghiera, cristiani mossi dalla consapevolezza che l’amore pieno di verità, caritas in veritate, ci viene donato». L’augurio è che vi possano essere nel futuro persone, soprattutto giovani cristiani, che incarnino e vivano la carità e la fraternità in tutti gli aspetti della loro esistenza, per il bene e lo sviluppo dell’uomo, di tutti gli uomini.
Alberto RATTI
Studente di economia, presidente Fuci Università Cattolica




